Prima leggi la prima parte dell’articolo. “Ugo, quando l’umanità è già nel DNA di una start up”.
Gli inizi
In un tempo che privilegia la velocità e la performance, Ugo si ferma ad ascoltare. E lo fa con l’umiltà di chi sa che ogni persona ha un ritmo proprio, una voce unica, una storia che merita attenzione. È un’impresa che non cerca scorciatoie ma relazioni, che non insegue solo la crescita economica ma anche quella sociale.
Michela: “Quando abbiamo cominciato a lavorare, eravamo consapevoli che le nostre differenze erano il punto debole del progetto. Tanto debole da poterlo pregiudicare. Per questo abbiamo concordato che prima di trovare il modo di lavorare di Ugo avremmo dovuto trovare il nostro modo”.
Francesca: “Abbiamo rischiato lo“scontro” ideologico. In questo caso abbiamo avuto un po’ di fortuna che non guasta mai. Così la ricerca della mediazione è stata più semplice anche per la curiosità che ognuna aveva nelle competenze dell’altra. Le energie che abbiamo profuso nel trovare la nostra via sono la dimostrazione della forza con cui abbiamo voluto questo progetto. Non volevamo che quello di Ugo fosse la riedizione delle due amiche che diventano imprenditrici e poi alla prima difficoltà si lasciano.”
L’imprinting valoriale
L’umanità, per chi guida Ugo, è comprensione dell’altro, capacità di adattarsi ai suoi bisogni comunicativi, emotivi e pratici. Ugo si prende cura, nei tempi e nei modi espressi dalle persone stesse. E i valori come trasparenza, rispetto, responsabilità, coraggio e umiltà emergono non solo nel racconto aziendale, ma nella pratica quotidiana, nella selezione dei collaboratori, nel modo in cui si affrontano le sfide e si costruiscono relazioni all’interno del team.
Le storie personali delle fondatrici sono intessute di esempi di resilienza e passione. Una cresciuta con un padre agente immobiliare che le ha insegnato il valore della responsabilità e della dedizione. L’altra con un padre chirurgo, disabile ma pienamente attivo, che ha mostrato come nessuna barriera sia davvero invalicabile. Entrambe portano in Ugo la lezione ricevuta: non si scende a compromessi con i propri valori.
Coltivare e custodire i valori è la missione delle famiglie e delle organizzazioni. Custodire non significa imporli o imporre la loro visione. Significa innanzitutto difendere e diffondere la loro essenza con il dialogo e l’esempio. Di fatto i valori indicano una direzione, o un orizzonte da osservare. Michela in una famiglia dove la disabilità non rientrava nel campo delle limitazioni. Questi valori si sono radicati tanto profondamente che inevitabilmente hanno plasmato anche Ugo. Così Francesca ha imparato da suo padre, che un accordo non doveva essere chiuso per forza se una parte non era pienamente soddisfatta. Michela, invece, ha imparato che gli ostacoli non sono limitazioni. È il padre, colpito dalla poliomielite quando era bambino, pur con difficoltà motorie, non ha mai rinunciato a vivere una vita piena. Laureato in medicina è diventato primario. E nel tempo libero non ha mai rinunciato alla sua passione per le escursioni. “Di fronte ad un ostacolo – spiegava, ispirato da Archimede di Siracusa – cerca un punto d’appoggio per colmare la distanza”.
Umanità, valori e dintorni.
Francesca: “Quando un gruppo di persone passa così tanto tempo insieme le relazioni vengono messe alla prova e il gruppo cresce come collettività, perché l’umanità è anche un momento di crescita personale”.
Michela: “il nostro servizio è per sua natura “prossimo” all’umanità. Ogni volta che entriamo in azione, che sia il customer care, un operatore oppure qualcun altro entriamo in relazione con persone che hanno sensibilità straordinariamente differenti tra loro. In questo contesto, l’ascolto è un valore imprescindibile. La predisposizione all’ascolto ti fa capire l’interlocutore profondamente”.
Francesca: “ascoltare veramente è un esercizio impegnativo i cui risultati possono essere notevoli. Se ascolti veramente capisci meglio l’altro e la comunicazione successiva è tutta un’altra cosa più fluida, chiara … insomma l’ascolto è fondamentale. Non abbiamo mai parlato dei nostri valori in modo specifico. Non sappiamo perché, ma comunque ci siamo sempre comportate coerentemente”.
“Femminista quasi inconsapevole”.
Mia madre. Femminista non tanto attraverso parole ad alta voce ma attraverso le azioni. Partendo dal ruolo paritario della donna in famiglia, equo in tutto, anche nella divisione delle spese. Indipendenza e autosufficienza economica sono le sue stelle polari, due condizioni che si rafforzano. L’autosufficienza economica è la condizione necessaria per l’indipendenza delle idee, delle scelte, delle azioni e delle ambizioni. Mi ha fatto capire che il lavoro è uno spazio personale e sociale, importante per autodeterminarsi, che si può conciliare con altre dimensioni della vita. In questo contesto, mi ha insegnato il “sacrificio bello”. Cioè, la fatica di conciliare lavoro e famiglia e soprattutto la soddisfazione di riuscirci.
Ho imparato tanto confrontandomi con lei ma soprattutto osservandola. Io beneficio del suo esempio ogni giorno.
Ugo non è solo un servizio. È un manifesto vivente altro modo di fare impresa, dove l’empatia è competenza, l’ascolto è metodo e la verità è struttura. Dove l’umanità non è accessorio, ma fondamento. In questo modo Ugo è presente in tutte le principali città italiane ed ogni anno accompagna oltre 20.000 persone.
